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La pillola digitale

Sento voci che mi dicono che sono Gesù, sento voci che mi denigrano, mi dicono che non valgo niente, che sono un imbecille, una creatura del demonio, sento voci di persone che vogliono farmela pagare, vogliono uccidermi, sento voci.. Le “voci”, le allucinazioni acustiche sono tra i sintomi più tipici (ma non gli unici) e più inquietanti della schizofrenia, un grave disturbo psichico che insorge in giovane età e che colpisce l’1% della popolazione (dunque circa 6 milioni di italiani sono affetti dalla malattia e un numero corrispondente di famiglie gravate dai problemi che ne derivano). Eppure raramente si sente parlare di schizofrenia, se non quando una persona affetta da schizofrenia compie un reato grave e si discute della presunta aggressività di tali persone (in realtà non superiore alla media) e della mancanza di trattamenti e controlli. I vissuti delle persone affette da schizofrenia ci appaiono così lontani, estranei ai nostri che preferiamo confinarli nel mondo separato della follia e non occuparcene più. Eppure gli schizofrenici ci parlano delle angosce di scompenso, dissoluzione psichica e frammentazione che albergano in ciascuno di noi e che tutti in qualche angosciante occasione della nostra vita abbiamo per un istante percepito o intuito. Tutti ci siamo in qualche momento sentiti onnipotenti come un dio, malvagi come il diavolo, incapaci come un imbecille, lacerati tra parti della nostra identità che sembravano procedere in ordine sparso tra loro senza alcuna possibilità di controllo da parte nostra, indifesi e impotenti come generalmente gli schizofrenici si sentono.
Forse sentendo anche per questo potremmo rallegrarci per le nuove terapie digitali che stanno per essere sperimentate sui soggetti affetti da schizofrenia e dalle quali potrebbero derivare nuovi trattamenti e ricadute utili per tutti.
È di questi giorni la notizia, segnalatami da Gianluca Marcellino  che la FDA  l’agenzia  statunitense per il controllo di alimenti e farmaci ha approvato la prima pillola digitale, Abilify MyCite. Un farmaco – l’aripiprazolo, nome commerciale Abilify, già utilizzato per la cura della schizofrenia- è stato dotato di un sistema di tracciabilità digitale cioè di un sensore inserito nella pillola che tramette un segnale ad un’applicazione mobile in modo che il paziente possa tracciare l’ingestione della compressa sul proprio smartphone e se vuole anche autorizzare il suo medico ad accedere a tali informazioni. In questo modo il paziente affetto da schizofrenia – che spesso è resistente ad assumere i farmaci non sentendosi malato – ed il suo medico possono essere sicuri dell’assunzione dei farmaci, uno dei problemi nella cura dei pazienti affetti da schizofrenia.
Pure attuale è la notizia che il trattamento delle voci attraverso un nuovo programma computerizzato che prevede l’impiego di avatar  di cui avevo già riferito in passato ha ricevuto nuove conferme sperimentali e si appresta a divenire un nuovo promettente metodo terapeutico per la cura di pazienti affetti da schizofrenia resistenti alle consuete terapie. Buone nuove giungono anche dal campo biologico. Dopo tanti fallimenti sembra finalmente che sia stato trovato un Marker biologico per identificare o almeno aiutare ad identificare la schizofrenia: il livello di metilazione del DNA nei globuli bianchi del sangue, che sarebbe molto più basso del normale nei soggetti affetti da schizofrenia, anche se molto deve essere ancora fatto per averne la conferma definitiva.
Sembra tutto molto lontano perché riferito a disturbi “strani” e ambientato in un prossimo futuro ma potrebbe riguardare nelle sue conseguenze tutti noi.
Anche in questi imprevisti ed imprevedibili vantaggi a lungo termine delle scoperte scientifiche sta la bellezza della scienza. Anche per questo potremmo sentirci tutti parte in causa. Così scriveva in occasione della missione dell’Apollo 8 Primo Levi nel suo “L’uomo e la luna” meritoriamente citato da brainpickings (non sono purtroppo riuscito a trovare l’originale italiano)

Confronted by this latest evidence of bravery and ingenuity, we can feel not only admiration and detached solidarity: in some way and with some justification each of us feels he is a participant…

For good or evil, we are a single people: the more we become conscious of this, the less difficult and long will be humanity’s progress toward justice and peace.

Immagine tratta da GQ India