Vergogna: istruzioni per l'uso (prudente!)

Is shame necessary? Si chiede (retoricamente) Jennifer Jacquet nel suo recente libro sulla vergogna, positivamente recensito da illustri commentatori (“Well argued, beautifully written, sophisticated and down to earth” è il commento sul retro di Sherry Turkle!). La risposta alla domanda del titolo è invero scontata; molto più interessanti sono le argomentazioni che l’autrice, assistant professor al Department of Environmental Studies at New York University, produce a sostegno di un rinnovato (e prudente) uso di questo antico mezzo di punizione. L’attenzione dell’autrice è infatti rivolta non all’emozione della vergogna in sé ma all’uso sociale dello svergognare. Sapientemente impiegato e dosato – come gli antibiotici dovrebbero esserlo – lo svergognamento può essere, a suo avviso, decisivo per far cambiare comportamenti sociali scorretti e/o moralmente riprovevoli di privati ma sopratutto di ditte, enti o stati nei confronti dei quali le sanzioni legali sono insufficienti o inesistenti. Gli esempi nel libro della Jacquet abbondano e sono descritti con efficace precisione. Lo stato della California ad es. redige dal 2007 una lista dei principali morosi fiscali, cioè di ditte e privati il cui debito fiscale nei confronti dello stato l’anno precedente sia stato superiore a 100.000 $. La paura dello svergognamento pubblico ha già consentito di recuperare in tal modo 336 milioni $ anche perché una sorta di avvertimento preliminare inviato con mesi di anticipo ai morosi consente loro di mettersi in regola e di non finire così nella lista nera. Ma nel libro trovano anche ampio spazio molte battaglie ecologiste e il caso di Antanas Mockus accademico e presidente dell’Università di Colombia, nonché poi sindaco di Bogotà, che ha fatto leva proprio sullo svergognamento dei cittadini scorretti/disonesti per far cambiare in positivo il comportamento sociale di molti suoi concittadini in ambiti di grande rilevanza quali la guida pericolosa – riducendo ad es del 50% i morti causati da incidenti stradali nella sua città dal 1995 al 2002 – ma anche la lotta al sessismo, la violenza sulle donne. Per raggiungere i suoi obiettivi non ha esitato nemmeno a infrangere le barriere del pudore calandosi i pantaloni in pubblico per richiamare l’attenzione di un tumultuoso gruppo di studenti , facendosi riprendere nudo sotto la doccia per invitare i concittadini a risparmiare l’acqua etc.
Il punto di partenza (antropologico) dell’autrice è la tradizionale distinzione tra vergogna e colpa. La prima, filogeneticamente più antica, induce un adeguamento alle norme sociali tramite la paura dell’esposizione alla disapprovazione collettiva. La colpa agisce invece come un giudice interiore stimolando l’individuo al rispetto dei valori morali da lui stesso riconosciuti e proprio per questo motivo, osserva la Jacquet, non è sufficiente per indurre trasformazioni comportamentali su larga scala. Almeno a partire dal celeberrimo Il crisantemo e la spada vengono distinte culture della vergogna e della colpa. Le culture occidentali, a carattere prevalentemente individuale, vengono riconosciute come culture della colpa mentre quelle orientali, in cui la dimensione collettiva è più spiccata, vengono indicate come culture della vergogna.
In realtà non è tutto così lineare. Nella stessa civiltà occidentale si può individuare (Dodds) un’evoluzione dalla vergogna del mondo antico (greco-romano) alla colpa introdotta dal cristianesimo ed una successiva accentuazione del ruolo della colpa come fondamento della moralità nella cultura protestante. Mentre la nostra epoca, nella quale Narciso sembra aver preso il posto di Edipo, si potrebbe caratterizzare, anche clinicamente, per un sempre più disinvolto superamento dei limiti della vergogna, fino alla svergognatezza. Ma anche uno dei capolavori fondanti della letteratura americana “La lettera scarlatta” rivela quanto strette ed intrecciate siano relazioni intercorrenti tra colpa, vergogna e svergognamento nella stessa cultura americana delle origini. Nel libro di Hawthorne la protagonista Hester è, come si sa, costretta ad indossare sui propri vestiti la A di adultera come punizione per avere avuto una relazione extraconiugale (con un reverendo) dalla quale è nata una bambina. Una punizione inumana che dimostra quanto crudele e distruttivo possa essere lo svergognamento, se non adeguatamente dosato e gestito, come sottolinea la stessa Jacquet. Un inaccettabile mezzo di repressione – spesso in mani maschili -, desiderose di un assoluto e distruttivo controllo su emozioni ed affetti femminili e sulla vita che ne deriva.
Oggi la lettera scarlatta viaggia per internet e social network, grazie alla velocità, pseudo-anonimità, convenienza psicologica e economica del mezzo, e può provocare conseguenze sproporzionate sia online che offline, altrettanto crudeli di quelle inflitte a Hester, come evidenzia anche la Jacquet nel capitolo The Scarlet Internet.
Il problema non è però il mezzo (Internet, i SN), ma la consapevolezza o meno degli effetti potenzialmente devastanti onlife dello svergognamento e della vergogna, tanto arcaici e potenti da indurre talvolta a gesti violenti, fino al suicidio (o all’omicidio). In questo sta anche il merito principale del libro della Jacquet, favorire la riflessione e la consapevolezza sulle conseguenze dello svergognare invitando dunque a farne un uso parco, ragionato, proporzionato ed adeguato, appunto come si fa – si dovrebbe fare – con un farmaco efficace dai pericolosi effetti collaterali. Ecco i suggerimenti della Jacquet per un uso efficace (e prudente) dello svergognamento
The transgression should (1) concern the audience, (2) deviate widely from desidered behavior, and (3) not be expected to be formally punished. The transgressor should (4) be sensitive to the group doing the shaming. And the shaming should (5) come from a respected source, (6) be directed where possible benefits are highest, and (7) be implemented conscientiously.
In realtà l’emozione della vergogna nella delicata forma del pudore è un sentimento tenero e prezioso, che aiuta a proteggere la nostra identità e quanto abbiamo di più intimo. Ce lo ricordano, se ce lo siamo dimenticati, i rossori dei nostri figli/figlie adolescenti alle prese con i primi amori. È proprio nel pudico e al tempo stesso irrefrenabile gioco di disvelamento del del proprio corpo e della propria anima che i confini del sé vengono marcati e infine superati nella reciproca appassionata e pur sempre labile fiducia dell’amore. Lo illustra un grande psicanalista svizzero-americano, in Italia poco o punto conosciuto, Wurmser, che dedica il suo ponderoso “La maschera della vergogna” (non tradotto in italiano) proprio alle mille sfumature della vergogna e alle fini ma non per questo meno potenti dinamiche psicologiche che tale sentimento, la sua espressione e la sua repressione possono provocare. Non la vergogna dunque ma la sua gestione inadeguata, intollerante, spietata, o al contrario irresponsabile fino alla svergognatezza può provocare sofferenze, traumatiche e drammatiche ferite. Gestire consapevolmente lo svergognamento è un training emozionale decisivo sia nella vita sociale che in quella privata e non può prescindere dal fare personale esperienza di vergogna.
PS Ma in Italia, paese in cui fare personalmente bella figura è un imperativo categorico e svergognare gli altri sport nazionale, che conseguenze può avere il libro della Jacquet?
Un test.
a) Spero che i libri della Jacquet e di Wurmser vengano presto tradotti in italiano.
b) è un peccato capitale che libri così importanti da un punto di vista psicologico e culturale non siano stato ancora tradotti
c) gli editori italiani si dovrebbero vergognare! Pubblicano le peggiori stupidaggini dei soliti noti e non si sono ancora degnati di tradurre e pubblicare  questi testi di importanza capitale
 
suggerimento musicale: Mozart, Zaide: “Wackrer Freund, voll tiefer Scham” Zaidehttp://youtu.be/4t2VFbu8MVw