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La droga della bellezza

“Il mio io, diventato trastullo di un capriccioso e crudele caso, dissolvendosi in fantastiche figurazioni, vagava alla deriva sul mare di tante vicende…” Quella descritta da Medardo, il protagonista de “Gli Elisir del diavolo” è senza dubbio una dissoluzione dell’Io. O almeno il tentativo del suo autore E.T.A. Hoffmann di rappresentarla, esprimendo dall’interno uno sconvolgente ed inesprimibile processo psichico che è generalmente causato da gravi disturbi psichici come la schizofrenia. Ma che può essere indotto anche da sostanze stupefacenti fortemente allucinatorie quali psilocibina e LSD. Un recentissimo studio, pubblicato su Current Biology,  è riuscito proprio a dimostrare, grazie alla risonanza magnetica funzionale, gli effetti dell’LSD sull’attività cerebrale e le sue straordinarie immagini hanno fatto il giro del mondo. Si potrebbe dire che  quelle immagini fotografano  lo stato d’animo di Medardo, la riduzione/scomparsa cioè della capacità di percepire sé stessi come qualcosa di definito e coerente, l’accelerazione e il miscuglio di percezioni provenienti da tutte le aree cerebrali, la “confusione” tra stimoli esterni ed interni e la (conseguente) tendenza a dissolversi nell’ambiente circostante. Più esattamente l’LSD aumenta la connettività globale nelle aree corticali ad alto livello di associazione e nel talamo. Aumenta inoltre l’integrazione globale accelerando il livello di comunicazione tra reti cerebrali normalmente distinte tra loro. Compromette invece l’attività dei singoli moduli cerebrali e allenta le distinzioni tra il sé e l’ambiente circostante. L’incremento della connettività globale è direttamente proporzionale all’esperienza soggettiva di dissoluzione dell’io. La ricerca potrebbe essere un primo passo per comprendere meglio (e successivamente trattare) esperienze sconvolgenti e angoscianti quali quelle che si realizzano nella schizofrenia. Ma c’è anche chi pensa già all’impiego terapeutico di sostanze analoghe in condizioni di malattie particolarmente dolorose per favorire “l’uscita da sé stessi” e il ricongiungimento cosmico. Eterogenee prospettive della scienza e del pensiero umano.
A me è venuto invece spontaneo associare lo studio sugli effetti cerebrali dell’LSD ad un altro esperimento completamente diverso, segnalatomi da @rassegnaflp e di cui dava notizia ieri Repubblica, la ripetuta dimostrazione scientifica che l’arte fa bene oltre che alla psiche anche al fisico. In un esperimento in cui 99 persone sono state portate fino a pochi centimetri dalla “cupola ellittica più grande che sia mai stata realizzata, quella del santuario di Vicoforte, nel Cuneese” e dai suoi straordinari affreschi, è stato infatti dimostrato che durante la singolare visita, il loro tasso di cortisolo, l’ormone per eccellenza dello stress, “è sceso del 60% e oltre il 90% dei partecipanti ha dimostrato di sentirsi molto meglio al termine dell’esperienza”. “Visitare un luogo d’arte contro il logorio della vita moderna” riassumeva @LaMerlettaia su Twitter.  Per trovare la bellezza non c’è d’altro canto bisogno di andare fin sotto una cupola. Basta, in particolare in Italia, una passeggiata in centro storico  o un brano di musica, un giardino, un angolo di natura. Anche perché ha dimostrato già qualche anno fa  Zeki – un neuroscienziato troppo geniale per lasciarlo alle neuroscienze –  qualsiasi sia il tipo di bellezza contemplata, visiva o musicale, la regione cerebrale che si attiva è sempre la stessa e l’intensità della sua attivazione è proporzionale al grado di bellezza percepita. Si tratta di un’area situata nella corteccia frontale, più precisamente orbito-frontale mediale (A1 mOFC) una regione che si sa essere un importante centro di piacere e gratificazione, ove la bellezza agisce dunque come fonte di piacere. Per quanto eterogenei siano gli stimoli sensoriali, l’esperienza anche neurobiologica della bellezza rimane nella sua essenza sempre uguale a sé stessa e unica anche se mediata da sensi diversi, secondo quanto aveva già intuito Edmund Burke, che, (come ci ricorda Zeki) nel suo Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful, scriveva “Beauty is, for the greater part, some quality in bodies acting mechanically upon the human mind by the intervention of the senses”. La bellezza è economica, non dev’essere acquistata al mercato nero, anzi non costa nulla, ha pure il vantaggio di essere molto democratica, non facendo distinzioni di censo, cultura, classe sociale, religione o altro. Ha solo bisogno di essere stimolata.

 

Suggerimento musicale: Mozart, Le nozze di figaro, Voi che sapete