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Narciso, Eco e il silenzio

Il Narcisismo é ormai assurto a male del nostro tempo e i social media vengono spesso percepiti come i nuovi “untori”, pericolosi mezzi di diffusione del suo contagio. In questa frettolosa vulgata, che ha sostituito la crisi delle mezze stagioni, il narcisismo ha la singolare caratteristica di riguardare sempre gli altri. Chi ha il coraggio di dire “Io sono Narciso“? Eppure questo è proprio il titolo del convegno , organizzato dall’associazione una.na.mente – di cui, narcisisticamente, faccio parte – per analizzare, dal punto di vista psicoanalitico ma anche letterario e artistico il percorso che dall’amore di sé porta alla distruttività, senza dimenticare la parabola del sé dall’autoritratto al selfie (Paolo Costa).
Il rispecchiarsi è infatti per antonomasia, dalla mitologia greca ad oggi, la figura costitutiva del narcisismo, cui pittori in particolare dal manierismo ad oggi hanno dedicato straordinarie opere. La figura omologa nella musica è quella dell’eco, la ripetizione incessante, fino all’infinito della propria voce e delle proprie parole. E qui l’associazione con la ripetitività ridondante ed assordante dei mass media e dei social media è fin troppo facile. (Ma non è forse così in molti ambiti sociali e professionali quando la narrativa dominante prende il sopravvento sulle altre fino a trasformare il dibattito in una stereotipata ripetizione di frasi fatte e prevedibili concetti?). Cosa fare contro l’incessante riverbero delle proprie posizioni all’interno di un ecosistema dell’informazione potenzialmente aperto all’infinito ma che paradossalmente spesso rinforza la nostra tendenza all’omologazione? Me lo chiedevo leggendo uno splendido libricino di Mario Brunello, un celebre violoncellista. Il singolare titolo è Silenzio. L’autore organizza il libro in forma di sonata in quattro movimenti che egli suona con straordinaria forza creativa ed eleganza interpretativa. Brunello non racconta solo con esempi concreti lo sviluppo del rapporto con il silenzio nella storia della musica da Bach a Cage. Ci accompagna alla ricerca al tempo stesso impossibile e possibile del silenzio dalle montagne al deserto. Ci fa riflettere sul nostro rapporto con le silenziose cose inanimate che ci circondano, con la natura, lo spazio organizzato dell’architettura e soprattutto con il silenzio che sta dentro di noi e che la musica aiuta a farci sentire.
“È proprio nel silenzio che nella musica degli uomini ha inizio il miracolo del dialogo, dello scambio di emozioni, il “dire” misterioso dell’arte. Il silenzio creato da chi si mette in ascolto ha un suo corrispondente nel silenzio che prepara chi deve “dire”. È nel silenzio rispettoso e partecipe, preceduto e seguito dal faticoso suono di tante parole, che avviene l’incontro più vero tra paziente e terapeuta. È nel silenzio amichevole, amoroso, amorevole, fiducioso, rispettoso che si realizza l’incontro tra due persone, che non cercano (solo) il rispecchiamento e non temono (troppo) la diversità altrui.
Non è un moralistico ed anacronistico elogio del silenzio contrapposto al rumore dell’attualità ma un invito ad ascoltare, insieme ai rumori del quotidiano, all’arte della musica, anche il silenzio che è in noi e tra noi e che, solo, rende possibile il dialogo. Ma è anche una riflessione sulla “musica di sottofondo” intesa qui metaforicamente nel senso di “una salsa indistinta che omologa tutti i gusti” come troppo spesso lasciamo che accada sui social media se non “lasciamo parlare il rumore con la sua voce e la musica con il suo suono”.

Suggerimento musicale: W.A. Mozart, Quintetto per clarinetto K 581

Immagine: Foto Pasquale Castigliego