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Il GPS della letteratura

[La vita] „è un racconto narrato da un idiota,
pieno di grida, strepiti, furori,
del tutto privi di significato!“

[Life] is a tale Told by an idiot, full of sound and fury, Signifying nothing.
Shakespeare, Macbeth, Act 5, scene 5

Molte sono le occasioni della vita in cui queste parole di Shakespeare ci appaiono quanto mai vere e più che mai calzanti al nostro caso.
Di fronte alla morte di una persona cara, a improvvisi sconvolgimenti della nostra vita, agli orrori vicini e lontani di tanto dolore e tanto male, tutto sembra perdere significato.
Ancor di più quando ci troviamo ad affrontare un disturbo psichico che mette in crisi i nostri abituali modi di percepire, valutare e affrontare la realtà. Quando l’ansia, la disperazione o addirittura il delirio o la demenza sembrano sconvolgere tutto quello che abbiamo faticosamente costruito e farcene toccare con mano la vanità. In questi e tanti altri momenti in cui tutto sembra solo “grida, strepiti, furori”, il nostro stesso desiderio di guarigione vacilla perché tutto appare vano o irraggiungibile o impossibile.
Per fortuna molti di noi in quei momenti non sono (completamente) soli nella lotta. Spesso c’è un partner, un familiare, un amico, un collega, un insegnante… Un terapeuta e una terapia – e credo che ancora troppo poco si dica e si faccia perché chiunque sia informato sull’efficacia delle terapie psicologiche e farmacologiche nei disturbi psichici e abbia il più facile accesso possibile alle cure.
Qualche volta in quei momenti difficili, soprattutto quando la bufera sta cessando e si tratta di (ri)trovare il proprio sentiero, può aiutare anche la letteratura, che con la sofferenza si è da sempre confrontata, anzi, si potrebbe forse dire, proprio dalla sofferenza nasce. “Non c’è grande opera letteraria… – scrive Ferroni – che non si sia lasciata prendere da gradi diversi di turbamento e di lacerazione”.
Anche per questo trovo molto stimolante il corso online proposto da Future Learn, Literature and mental Health: Reading for Wellbeing segnalatomi da Hans Caron 

Partendo dall’assunto di uno scrittore inglese del 18 secolo (Dr. Samuel Johnson) secondo il quale “the only end of writing is to enable the reader better to enjoy life or better to endure it”, il corso intende illustrare come poesie, racconti, romanzi, opere teatrali possano aiutare a capire e a fronteggiare momenti di estrema difficoltà interiore, analizzando temi quali lo stress, il lutto, la depressione, il disturbo post-traumatico da stress…

Ma perché non cominciare a coniugare la letteratura con la comprensione del disagio psichico fin da ragazzi? “Il 75% dei disturbi mentali si manifesta con sintomi evidenti entro i 25 anni” e il 50% di quelli più gravi addirittura prima dei 14 anni. L’associazione uma.na.mente – di cui faccio parte – indice quest’anno, con il patrocinio dell’ufficio scolastico regionale della Lombardia, la seconda edizione del concorso letterario strana.mente per studenti della scuola secondaria superiore. Confrontandosi con i personaggi di romanzi (Timbuctu di Paul Auster) e film (Viaggio in Inghilterra di Richard Attemborough), i ragazzi possono fare un “viaggio nel noto e nell’ignoto” (Magris) delle menti loro e altrui, si avvicinano al disagio psichico e imparano a comprenderlo come modo dell’umano. Quest’anno il tema è la caducità – titolo di un breve ma intenso saggio di Freud – e agli elaborati (scritti, figurativi, filmici) dei ragazzi si aggiungeranno anche quelli degli ospiti di una casa di riposo. Un’ ulteriore occasione di confronto non solo tra giovani ma anche tra giovani e anziani sul difficile tentativo di trovare e ritrovare senso quando tutto sembra sfuggire, la sicurezza in un mondo sempre più liquido e veloce e/o la salute e la vita stessa.
Quando la malattia ci assale e sembra privare di significato la nostra stessa vita, siamo costretti a riscrivere la nostra storia. La sofferenza (πάθος μάθει) ci induce a trovare nuove vie e nuove correlazioni tra le nostre esperienze. La letteratura ci apre ai vissuti di chi prima di noi si è confrontato con analoghi dolori e conflitti traendone spunti sempre nuovi. Nel rivivere e riscrivere gli strepiti e i furori subiti, aprendoci al dialogo, li facciamo nostri e li trasformiamo e (forse) riusciamo a dare un nuovo senso al nostro racconto.

Immagine tratta dal sito

Suggerimento musicale: Verdi, Macbeth, Preludio