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Un occhio piangente e uno ridente

Un occhio piangente e un occhio ridente” è una (bella) espressione tedesca, forse ripresa da un verso dell’Amleto di Shakespeare, per descrivere un inestricabile miscuglio di sentimenti dei nostri cuori così avvezzi d’altro canto al guazzabuglio. Anche quando ci „commuoviamo fino alle lacrime“ non siamo solo tristi, ci troviamo invece in uno stato “misto”, una tristezza controbilanciata da un antidoto emozionalmente positivo ad esempio un gesto di eroismo, solidarietà, affetto, amore che tempera e dà un diverso significato alla tristezza stessa. Le lacrime non sono infatti tutte uguali e quelle della commozione sono speciali. In quello che Antoine de Saint-Exupéry chiamava „il paese delle lacrime“ sono stati individuati diversi tipi di pianto: quello da dolore fisico, da perdita/separazione, quello empatico da immedesimazione nella sofferenza altrui, quello rituale socializzato (chi non si ricorda i poveri coreani?) e appunto quello da commozione indotta da un’opera d’arte, sia essa un film, un dipinto, una scultura o un romanzo. Proprio quest’ultimo tipo di pianto è stato l’oggetto di recenti ricerche  dalle quali emerge che quando piangiamo dalla commozione abbiamo per così dire un occhio triste e uno (sor)ridente e le lacrime, associate in questo caso alla pelle d’oca, sgorgano proprio da quel miscuglio. Questo è quanto alcuni ricercatori del Language and Literature Department, Max Planck Institute for Empirical Aesthetics, Frankfurt am Main e altri centri di ricerca tedeschi hanno dimostrato in uno studio compiuto su probandi cui venivano registrati parametri fisiologici (quali frequenza cardiaca e respiratoria, reattività cutanea, attività elettrmiografica dei muscoli del viso) mentre osservavano spezzoni di film da loro stessi scelti e giudicati molto commoventi. Si è constatato che il picco di commozione viene raggiunto quando il probando presenta contemporaneamente lacrimazione e pilo-erezione (pelle d’oca) cioè fenomeni fisiologici corrispondenti ad affetti sia negativi (tristezza) che positivi (ad esempio l’ammira per il coraggio di azioni prosociali). Affinchè noi non diventiamo soltanto tristi ma veniamo commossi fino alle lacrime è ad esempio necessario che in una scena di distacco/addio l’emozione predominante della tristezza venga temperata da sentimenti positivi di forte legame interpersonale/sociale, da gesti di altruismo o al contrario scene di gioia vengano “corrette” da sentimenti negativi di malinconia. Tali emozioni positive e negative sono veicolate nel nostro corpo da due componenti diverse della nostra innervazione periferica (sistema nervoso autonomo), il sistema simpatico e quello parasimpatico che a loro volta innervano nel caso specifico  muscoli diversi (il corrugatore del sopracciglio e lo zigomatico maggiore), così che basta controllare se si contraggono entrambi per avere la prova che sono in gioco sia emozioni positive che negative.
Più esattamente:

Most of the current theories on emotion agree on the fact that both physiological arousal of the ANS and facial expressions of emotions constitute two major components of an emotional episode (Ekman, 1993; Scherer, 2009; Kreibig, 2010). Two facial muscles—corrugator supercilii and zygomaticus major (cf. Supplementary Figure S1)—have repeatedly been demonstrated to indicate negative and positive affect, respectively….
The unintentional activations of these two muscles thus provide continuous measures of negative and positive affect. Importantly, collecting electromyographic data of these two facial muscles may even allow us to investigate mixed emotional states, if both muscles are activated in periods of tears and goosebumps. This would support former claims about the mixed nature of states of being moved (Tan, 2009; Benedek and Kaernbach, 2011; Hanich et al., 2014; Kuehnast et al., 2014; Menninghaus et al., 2015; Wassiliwizky et al., 2015).
Because emotional piloerection marks states of peak emotional arousal and heightened skin conductance is indicative for physiological arousal driven by sympathetic activity (Benedek and Kaernbach, 2010), one should expect increased skin conductance responses for these emotional episodes. This is exactly what was found in a substantial number of studies on piloerection and chills in response to music and film…

Come già anticipato lo studio giunge alla conclusione che la tristezza accompagnata da gesti prosociali è uno degli stimoli più forti per farci commuovere fino alle lacrime

sadness accompanied by prosocial emotions is one of the most powerful stimuli for episodes of being moved to occur and to be accompanied by chills. The social component thus appears to play a crucial role in states of being moved.

Lo studio analizza inoltre quanto i dettagli tecnici del film visto dai probandi (illuminazione, distanza e prospettiva della macchina da presa etc) influiscano sull‘insorgenza della commozione.

Al di là dei dettagli tecnici, mi sembra che la ricerca si presti a molteplici conclusioni:

Che il nostro cuore sia „un guazzabuglio“ lo si sapeva da tempo. Ora siamo in grado di comprendere sempre meglio come nasce e si sviluppa questo inestricabile coacervo di emozioni che ci rende così terribilmente complicati e proprio per questo così umani.

Per studiare il nostro complicato guazzabuglio è utile che ricercatori delle scienze umane e di quelle naturali lavorino insieme, come hanno fatto in questo caso, accettando la complessità e la molteplicità delle prospettive come una sfida – anziché ridurre tutto alla cara vecchia dicotomia tra spirito (umanistico, culturale, sociologico, psicologico..) e materia (neurobiologica) oggi decisamente in vantaggio. Tra l‘altro questa e tante altre ricerche dimostrano che quando si collabora con intelligenza da prospettive diverse, bastano tecniche d‘indagine relativamente semplici per ottenere risultati brillanti.

Forse la cosa più importante rimane però che l‘arte è capace di farci commuovere in un modo unico prendendoci la mente e il corpo (e la scienza è in grado di farci capire come). La commozione fino alle lacrime indotta dall‘arte è una ginnastica emotiva imprescindibile, almeno altrettanto essenziale di quella fisica, un bene prezioso cui tutti in teoria possiamo ora accedere essendo oggi l‘arte, quanto mai prima, a portata di mano o di smartphone o di social. Ma è l‘educazione individuale/collettiva all‘arte (e alla scienza) la scommessa del nostro tempo. Come trasmettere, suscitare, indurre nella nostra epoca digitale la scintilla (platonica) del desiderio di conoscenza? l‘emozione della ricerca appassionata e inappagabile di un irraggiungibile altrove, al di là della banalità del bello, del positivo, dell‘utile? E pur nella consapevolezza che accesso alla conoscenza e trasmissione del desiderio sono condizioni necessarie ma mai sufficienti. L‘approccio, il confronto e forse lo scontro con l‘arte può essere solo personale. È solo da quello che nascono le lacrime.

Immagine Gustav Klimt, lacrime dorate tratta da www.gustav-klimt.com 

Suggerimento musicale: A. Vivaldi, Il Giustino, Sento in seno una pioggia di lacrime