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Algocrazia feudale

Gli algoritmi mettono a rischio l’illuminismo e ci fanno tornare all‘oscurantismo medievale? Nei giorni in cui si discute del nuovo algoritmo di Facebook che dice di voler privilegiare i post degli amici (qui i commenti di Marco Castelnuovo  e di Arianna Ciccone) mi sembra interessante tornare a riflettere su un articolo comparso la settimana scorsa sulla süddeutsche Zeitung in cui gli algoritmi stessi venivano messi sotto (severo) giudizio. Non è certo una novità. Le argomentazioni critiche esposte sul quotidiano tedesco mi sembrano però quanto mai centrate e stimolanti. L‘articolista cita tra gli altri il recente saggio „World without Mind: The existential Threat of Big Tech“, il cui autore, il giornalista dell’Atlantic Franklin Foer, lamenta una „omogeneizzazione e automatizzazione della vita sociale, politica ed intellettuale“ e una „monopolizzazione della mente“ delle nostre menti, da parte dei grandi big Tech (Google, Amazon, Facebook etc) che dell’algoritmo hanno fatto la chiave del loro successo. L’algoritmo, sostiene Foer, è stato sviluppato per automatizzare il pensiero, per sottrarre decisioni difficili dalle mani degli uomini, tanto che gli algoritmi ormai decidono se la banca ci concederà un prestito e anche, in alcuni stati americani, quale sarà la pena. Al punto che il sociologo di Standfort A. Aneesh ha coniato il termine di algocrazia per indicare la forma di potere nella quale gli algoritmi mettono in atto una gestione politica, come riconosciuto anche da Zuckerberg quando dichiarava:“Per molti aspetti Facebook è più un governo che una tradizionale impresa“. Ma le policies della Silicon Valley metterebbero a rischio addirittura l‘eredità illuministica e cioè „il razionale e a tutti accessibile controllo e la messa in discussione delle fonti“. „Le modalità di procedere algoritmiche, che si costituiscono al di fuori del pubblico controllo, sono un ritorno a quelle pratiche diffuse nel clero medievale e si prestano ad una ri-feudalizzazione delle della società. „Gli algoritmi sono le nuove autorità nel Dataismo – portinai della conoscenza“. I grandi gruppi tecnologici farebbero della nuova visione data-centrica del mondo una sorta di dogma come il clero faceva ancora ai tempi di Galileo con la teoria eliocentrica. Alla conoscenza si starebbe sostituendo un „Google-Knowing“ come scrive Lynch nel suo „The Internet of us: Knowing more and understanding less in the sage of Big Data“ per cui il risultato della ricerca Internet viene preso per fatto aprendo così la strada ad una società post-fattuale. Ma soprattutto le premesse stesse dell‘età della ragione verrebbero messe a rischio. Da una parte i big Tech non rivelano, per presunti motivi di sicurezza, come sono giunti agli algoritmi che usano. Dall‘altra verrebbe meno il processo critico di controllo e discussione di fonti accessibili a tutti
Sono critiche non da poco su cui riflettere con cura. Non sono però questi gli stessi pericoli di indottrinamento, omologazione, spersonalizzazione, massificazione che, sotto altre spoglie, siamo stati chiamati a combattere in altri tempi? Nella specificità della rivoluzione digitale assumono indubbiamente nuovi inquietanti, più subdoli caratteri ma albergano nell‘animo umano da sempre e nessun illuminismo ce ne può liberare per sempre. In ogni epoca dobbiamo combattere chi, con l‘illusoria promessa della libertà e dell‘auto-realizzazione, ci vuole trasformare in facili prede di interessi finanziari, politici, sociali, personali. Come ci insegnava Eco ogni eresia è un processo di liberazione dal dogma che si trasforma nel corso del tempo in un nuovo dogma. Vale per il clericalismo medievale, le ideologie politiche, religiose, economiche, così come per la stessa tirannia della ragione. Ma soprattutto dobbiamo combattere l‘accattivante desiderio di omologazione che è in noi, quella che Fromm aveva genialmente chiamato la fuga dalla libertà, il nostro più o meno inconscio desiderio di rimanere, cognitivamente, emozionalmente bambini, cui gli Altri sono chiamati a provvedere. Ricercare la verità dei fatti, delle nostre emozioni, dei sentimenti che ci legano e slegano dagli altri è tremendamente faticoso. Ingoiare i bocconi pre-masticati di sapere, sposare le verità dei Baci Perugina ammantate di vesti pseudo-scientifiche e/o pseudo-letterarie, sorbirsi le banalità quotidiane nostre e altrui travestite da rivelazioni psicoanalitiche è infinitamente più facile. Ci libera per un momento dall‘angoscia, come il gioco pascaliano e ci fa sentire innovativamente trendy. Oltre a combattere le illecite mire di Facebook e altri Big Tech potremmo combattere il Facebook che è in noi. Almeno se vogliamo cercare di essere più liberi, o, per essere più sinceri, un po‘ meno dipendenti.

Immagine tratta da: www.online.scuola. zanichelli.it 

Suggerimento musicale: Carl Orff, Carmina Burana, Velut luna