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Capitale semantico ed eredità affettiva

“La motivazione principale per la vita è la nostra volontà di trovarvi un significato” scriveva Viktor Frankl, filosofo, psichiatra, fondatore di quell’approccio psicoterapeutico (logoterapia), che si propone di superare sia il freudiano principio del piacere sia la volontà di potenza (adleriana e prima ancora nietzschiana) per dare spazio invece alla volontà di significato, il desiderio di trovare un senso, uno scopo per la propria vita.
La credibilità della scuola terapeutica di Frankl è dovuta più che alle premesse teoriche, piuttosto superate, alla singolare testimonianza di vita dello stesso Frankl. Ebreo austriaco, durante la seconda guerra mondiale viene internato nei Lager, passa da un campo di concentramento all’altro, è prossimo alla morte per tifo. Proprio durante questa esperienza, sviluppa la sua intuizione: “l’importanza della ricerca di senso nel proprio vissuto, che definisce autotrascendenza, ossia l’orientamento dell’esistenza umana al di la di sé, verso qualcosa che non è se stessa”
Mi è sembrato di percepire un’eco, certo molto più attuale, scientificamente elaborata e al contempo elegantemente sobria, della ricerca di senso di Frankl nelle parole impiegate dal Prof Floridi (nella sua recente lectio magistralis all’Università di Trento ma anche nel bel dibattito organizzato da Innovafiducia @InnovaFiducia pochi giorni fa al Maxxi ) per delineare il suo concetto di capitale semantico, vale a dire “ciò che usiamo per dare significato e senso alle realtà che ci circondano”. “Ogni volta che operiamo una reinterpretazione, rimettiamo in ordine le cose e creiamo un capitolo semantico che definisce la nostra identità”.
Il concetto di capitale semantico acquista una valenza ancora più significativa al tempo odierno dell’intelligenza artificiale vista spesso con angoscia come una rivale anziché un supporto della nostra. Floridi sottolinea invece le potenzialità dell’intelligenza artificiale, il vantaggio che quest’ultima ci potrebbe dare nella vita di ogni giorno perché noi possiamo concentrarci invece sulla specificità della nostra intelligenza, il capitale semantico appunto, il desiderio e la capacità di dar senso a noi stessi ed alla realtà che ci circonda. Se la macchina può leggere ed anche interpretare quanto accade interno a lei, solo noi possiamo attribuire un senso individuale (mutevole) agli avvenimenti sulla base dei nostri specifici vissuti (precedenti e attuali e potenzialmente futuri). Anche l’esperienza più atroce, che si potrebbe immaginare per tutti in ugual modo annichilente quale quella del Lager, può portare all’ attribuzione di un senso completamente diverso da individuo ad individuo. Per l’uno è lacerazione di ogni senso che spinge fino al suicidio per l’altro sprone a dare senso alla propria vita aiutando chi non riesce a trovarlo. E in mezzo a questi poli mille altre cose.
Il capitale semantico e la sua capacità di gestirlo dipendono dunque dai nostri precedenti vissuti, dalla nostra, se mi posso permettere il termine, eredità affettiva, da quanto cioè ci è stato trasmesso ed abbiamo vissuto. Questa eredità (ci ha suggerito la psicoanalisi e ci hanno confermato le neuroscienze) sono i rapporti con le persone significative del nostro passato. I nostri rapporti interpersonali (con i genitori, familiari, amici, insegnanti) formano la nostra psiche ed influenzano la nostra percezione ed il nostro rapporto con il mondo.

“L’esperienza…centrata e modulata sulle e dalle relazioni interpersonali…struttura la morfologia del cervello e ne costruisce la funzionalità….e questa strutturazione a sua volta condiziona il peculiare modo con cui quel soggetto farà esperienza” (Imbasciati, Cena, Neuroscienze e teoria psicoanalitica)

Il nostro capitale semantico dipende dunque dal capitale affettivo che si è costituito attraverso le nostre relazioni interpersonali più significative ma può sempre venire rimodellato da nuove esperienze. Floridi si concentra proprio su tali momenti di rimodulazione, in cui gli stessi fatti, alle luce di nuove conoscenze/vissuti vengono ad un tratto interpretati in modo completamente nuovo – Floridi fa l’esempio di Edipo quando scopre di aver avuto un rapporto sessuale con la madre e di aver ucciso il padre. Anche senza giungere a tali estremi, conosciamo tutti momenti, generalmente difficili, della nostra vita in cui ciò che abbiamo vissuto sembra assumere un significato completamente diverso alla luce di una nuova consapevolezza che trasforma per così dire il passato e segna anche il futuro. Spesso si tratta dell’incontro con un’altra persona (o addirittura Persona), ma anche di un avvenimento, un incidente, una malattia che, come si suol dire, ci cambia la vita, più esattamente cambia il nostro modo di guardare alla vita e dunque di viverla. Floridi ripropone al riguardo il concetto aristotelico di anagnorisis che traduce in inglese con Realisation (in italiano proporrei, con una certa incoscienza, “presa di coscienza”).
Ma se questa spesso improvvisa presa di coscienza può aprirci ad una maggiore consapevolezza, ad una visione per così dire più ampia, addirittura superiore, essa può prestare anche il fianco a interpretazioni affascinanti quanto distorte e distorsive della realtà. Cosa mi dà la certezza che la mia presa di coscienza (avvenuta spesso in una sorta di illuminazione, Balint parlava in altro contesto di flash) sia fondata, corretta e non invece il soddisfacimento delirante di un mio desiderio (di senso)?
Già Freud in una sua lettera a Fliess aveva genialmente avanzato l’ipotesi “che nel passaggio da una fase all’altra della nostra vita noi operassimo “una traduzione del materiale psichico” una sorta di nuova stesura in forme di volta in volta più evolute e complesse. Se però la trascrizione fallisce, il materiale non tradotto continuerebbe a seguire “le leggi psicologicamente valide per la precedente epoca psichica” e costituirebbe una sorta di enclave, di cisti del passato che preme nella nuova struttura psichica aprendo la strada alla rimozione”. Bodei prende spunto proprio da queste riflessioni freudiane per offrire un’affascinante chiave interpretativa delle logiche del delirio.
Credo che alla base delle molte “illuminazioni” su cui veniamo fin troppo generosamente informati da mass e social media in questi tempi vi sia proprio un desiderio fin troppo immediato ed elementare di senso che fa poco i conti però con la logica. O meglio che preferisce la scorciatoia della logica affettiva (Ciompi), del processo primario (Freud), del pensiero veloce e molto impreciso (Kahneman) al pensiero critico. Forse è proprio la complessità del mondo e dei sistemi in cui viviamo, congiunta alla nostra permanente inclinazione alla regressione, a farci indebitamente semplificare avvenimenti e vissuti complessi per trasformarli in illuminazioni tanto affascinanti quanto distorsive. Anche la nostra incapacità di riconoscere fake news e la tendenza invece a propagarle ha, credo, molto a che fare con una malintesa ricerca di un qualsiasi facile senso (buono/cattivo, amico/nemico) a scapito della logica.
Torno allora al capitale semantico ed al prezioso concetto della anagnorisis, della Realisation di Floridi. Per quel poco o nulla che mi è dato immaginare il futuro, credo che l’attenta cura e promozione del capitale semantico (e delle sue radici affettive) siano la strada per aprirci ad un futuro di fiducia @FeliciaPelagall anziché di paura. Elaborare i miliardi di dati che inevitabilmente percepiamo, ordinarli in una interpretazione personale, flessibile, (non solo razionalmente ma anche emotivamente) articolata e dunque avvincente di noi e del mondo sembra essere la nostra principale responsabilità futura. Nella consapevolezza tuttavia di quanto fragile sia la nostra ragione di fronte all’influenza delle nostre emozioni più profonde – che portiamo con noi da milioni di anni – (mi) chiedo se le nostre capacità interpretative, le nostre prese di coscienza (per quanto individuali ed intime) non abbiamo bisogno di un riscontro, un confronto o meglio ancora di un incontro onlife con l’altro, senza il quale rischiamo di perderci nei nostri comprensibili ma spesso soffocanti desideri emotivi. Forse è arrivato il momento anche di ripensare alle modalità di incontro onlife sui social media e di ipotizzare e costruire un capitale semantico anche plurale.

suggerimento musicale a cura di Marco Ganassin Every Heart in the Room