Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

Sessualità e identità

Il sesso è una polarità fondamentale di ogni vivente, radicato nella profondità della vita stessa……………Tutto ciò che ha rapporto con la sessualità ha speciali possibilità, ma anche forti pericoli. Il mescolamento può essere produttivo o distruttivo …………… Che cosa sia veramente la sessualità non si può dire; la vita e la sessualità sembrano coincidere”
Queste parole del filosofo e psichiatra Karl Jaspers hanno introdotto il convegno dell’associazione uma.na.mente  su “Sessualità e identità”  tenutosi il 27.9.2014 a Lograto (BS), curato e presieduto dal Dr. Mauro Consolati. Le parole di Jasper sono l’ineludibile punto di partenza per la riflessione sulla sessualità, intesa come forza vitale della natura. Ma proprio dall’elaborazione psicologica della sessualità umana prende origine, secondo la riflessione psicoanalitica, la cultura, l’altro polo cui fa riferimento la sessualità, che si trova dunque a cavallo tra natura e cultura. (E forse non è un caso che una delle più profonde scissioni della comunità psicoanalitica si sia consumata tra Freud e Jung sul significato – letterale o metaforico – da attribuire alla pulsione sessuale). È appunto in questo difficile passaggio tra natura e cultura che l’istinto diventa nell’uomo desiderio. “De sidera”: quell’assenza di stelle dal cielo coperto di nuvole, che impediva all’aruspice la propria profezia ma lo portava anche al tempo stesso a vagheggiarle – secondo l’evocativa etimologia proposta dal professor Manara. Un desiderio desiderante quindi, che non è illusoria seduzione da parte degli oggetti ma consapevole anche se talvolta dolorosa ricerca della propria soddisfazione, del proprio piacere. Una ricerca che ha però bisogno di libertà, non intesa come assenza di limiti ma spazio interiore e relazionale, agio psicologico, culturale e sociale perché il desiderio possa crescere e svilupparsi. La cultura incide su tale spazio di libertà ostacolando o favorendo l’individuo nella sua stessa possibilità di sviluppare, con il desiderio, una propria identità sessuale e di genere. Non c’è infatti cultura che abbia rinunciato a dare forma e senso proprio alla sessualità e dunque al genere.

“Si è visto che cambiando epoca, regione, appartenenza sociale ed etnica, ogni cultura ha consacrato per così dire, più di due “generi” e questo vale anche in riferimento ai tipi di sessualità…: possono volta a volta essere individuati (variamente denominati) 3,4 o più ‘generi’, considerati diversi, con proprie caratteristiche comportamentali, interpersonali e sessuali, ognuno con propria possibile identità…
– scrive il professor Imbasciati nel suo prezioso libro “L’emozione sessuale” e aggiunge:

“Più flessibili sarebbero le culture che raccolgono più generi: essendo questi in maggior numero, ogni singolo potrebbe più facilmente essere in qualcuno di essi inquadrato e pertanto il soggetto ivi riconoscersi, identificandosi ad uno di essi e in tale identificazione collocare senza disagio il tipo della sua attrazione sessuale e il relativo orientamento. Ma anche in questo caso potrebbero sussistere individui che non riescono a collocarsi e pertanto si sentono disturbati.”

Di tale profondo disturbo che passa attraverso l’angoscia esistenziale e giunge fino alla disperazione danno testimonianza i due romanzi di Tahar Ben Jelloun “Creatura di sabbia”  e “Notte fatale”  che il Prof. Tonoli ha fatto rivivere nelle sue parole.

L’ultima delle 8 figlie femmine di uomo frustrato e violento viene da quest’ultimo registrata e costretta a crescere da maschio, Ahmed. La falsa gioia per la nascita del falso maschio è destinata a svanire ben presto e a lasciare il posto ad un sempre più inquietante malessere. Le bende di lino bianco sempre più strette nascondono il seno di Ahmed ma non possono più contenere la sua crescente angoscia. Ahmed cercherà di percorrere tutte le possibili strade per trovare la propria identità, dall’accettazione passiva, alla ribellione, dalla riscoperta del corpo all’annullamento, dalla violenza alla reinvenzione della propria vita. Tutto rimane senza successo, come ci raccontano Ahmed stesso e molti altri improbabili personaggi che si alternano caoticamente nella narrazione improntata al numero sette “magico nell’Islam” in quanto “simbolo di perfezione e compiutezza” che “rimanda alla perfezione umana, in quanto somma del quattro, simbolo del sesso femminile, e del tre, simbolo del sesso maschile: e perciò unione dei contrari, soluzione del dualismo e costituzione di unità originaria.” Ma Ahmed è in realtà l’ottava nascita, che “nella simbologia mistica mussulmana è la morte”. E questo romanzo di molteplice dissociazione termina con la sua morte ma senza parole, avendo la luna piena cancellato tutte le parole del diario di Ahmed.

A lui e al suo autore servirà un altro libro “Notte fatale” (pubblicato due anni più tardi) per raccontare l’epilogo. Anche in questo gli elementi normalmente costitutivi dell’identità, la memoria, le percezioni, le relazioni vengono negate ad Ahmed. “Forse Ahmed comincia ad acquisire un’identità quando avverte la chiamata dell’angoscia” accettando consapevolmente il proprio tragico destino e trasformandosi così da personaggio in persona. Così come il Don Giovanni di Mozart, che da sesso-dipendente collezionista di nomi e coiti femminili (il catalogo) diviene uomo solo nel momento in cui accetta di dar la mano al convitato di pietra e riafferma la propria volontà di non pentirsi sopportandone le tragiche conseguenze. “Proprio nell’accettazione libera di quella che prima poteva essere determinazione istintuale l’ identità sessuale diventa identità personale”. A Conchita Wurst
vincitore e protagonista indiscusso dell’Eurovision Song Contest di quest’anno è stata per fortuna concessa più libertà che ad Ahmed e a Don Giovanni. Non sappiamo tuttavia attraverso quali silenziosi percorsi si sia svolta/stia svolgendo la ricerca della sua identità. Le pagine di Tahar Ben Jelloun, commentate da Tonoli, ci aiutano a sentire da vicino le sfumature di quel silenzio nascosto dietro le fasce multicolori del clamore mediatico.

Preciso di far parte dell’associazione uma.na.mente