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La smorfia vera

Per disfarsi delle inevitabili e necessarie “naturali illusioni” di nuovo avvio, seconda chance, felice reset che accompagnano l’inizio del nuovo anno non c’è niente di meglio delle “Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza e la vera via” di Franz Kafka (nella bella versione bilingue di Passigli, o in quella Adelphi segnalatami dallo straordinario @GiovanniFanfoni ).

Si comincia con

“La vera via corre su una corda che non è tesa in alto, ma rasoterra. Sembra destinata più a far inciampare che essere percorsa”.

Si prosegue con

“Esiste una meta, ma nessuna via; ciò a cui diamo il nome di via è la nostra esitazione”.

E ancora

“Tutto è inganno: …”

“La nostra arte è un essere accecati dalla verità. Solo la luce sulla smorfia del volto che si ritrae è vera, nient’altro.”

Conviene leggere queste considerazioni prima di vedere lo short film segnalatomi ieri da mia moglie, che più di tante auto incensatore Start up in circolazione, costituisce uno dei migliori esempi, secondo me, di InNóvazione.

Il titolo è The Interviewer ed è prodotto dalla Bus Stop Films fondata dalla regista australiana Genevieve Clay-Smith impostasi all’attenzione nel 2009 al Tropfest per il suo film “Be My Brother” un film su un ragazzo con sindrome di Down interpretato da Gerard O’Dwyer, premiato come miglior attore.
Si potrebbe a prima vista pensare al solito conformista messaggio anticonformista contro i pregiudizi, all’insegna del generico “diverso è bello”. La disarmante sincerità di Genevieve, qui intervistata da michael.mooney e lontana da distorsive ideologie, sociologismi spicci e psicologismi di maniera, suggerisce qualcos’altro:

“We help our students gain professional filmmaking opportunities in order to learn about and be involved in the film industry. Most of our students have a mild to intermediate intellectual disability, and a lot of talent and passion.”

….

“We use cast and crew that have a variety of different disabilities, but that doesn’t change our professional attitude. We believe that people with a disability can be involved in making professional films and creating work of excellence. They may need some extra attention and mentorship to get there, and, ultimately, that’s why Bus Stop Films exists.”

Genevieve non si nasconde e non nasconde le difficoltà, che, nell’industria cinematografica a maggior ragione, valgono per disabili ma anche per normalmente abili

“I think you need to be honest about your current skill level. A lot of people want to be a director, but being a director is actually extremely tough.”

Ma proprio queste difficoltà e la sincerità nel riconoscerle rendono The Interviewer così straordinario, un possente film breve, un accecante momento di verità, in cui “la luce sulla smorfia del volto che si ritrae è vera”

Ecco il film (diffuso da Arte e qui sottotitolato in tedesco)

e qui l’ancora più straordinario making of

 

Buon Anno con una smorfia vera.

PS A scanso di (insinceri) equivoci, non immagino certo drastici mutamenti di sensibilità verso i disabili dopo la visione del corto né tanto meno loro assunzioni a breve.  So per esperienza personale (in psichiatria e in cooperative di solidarietà sociale) che la via dell’integrazione è lunga, difficile, non priva di rischi. La illustrava con sensibilità e ironico realismo un bel film italiano di Manfredonia con Claudio Bisio di qualche anno fa: Si può fare   Ma appunto, si può fare!