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Videosorvegliare e punire

“Arriva l’obbligo di installare telecamere in tutte le aule delle scuole dell’infanzia e in tutte le strutture di assistenza e cura di anziani e disabili. Le commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato hanno approvato l’emendamento bipartisan al decreto sblocca cantieri, firmato da senatori di Lega, M5S, Pd e Forza Italia.” Il vicepremier Salvini se ne fa un vanto “Telecamere per difendere bimbi, anziani e disabili, altra promessa mantenuta”, il ministro Fontana ringrazia “trasversalità e convergenza dei partiti dei diversi schieramenti”.
C’è però anche (per fortuna) chi si pone istituzionalmente delle domande. Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, chiamato tempo fa ad esprimersi in una audizione informale in Senato su una legge del tutto analoga già approvata dal Consiglio regionale della Lombardia, avvertiva che, posto il «rischio – purtroppo non remoto – di abusi e violenze, e l’esigenza di ricostruzione probatoria di reati»,«È difficile che le telecamere sopperiscano alle carenze insite nella formazione del personale deputato all’educazione e all’assistenza dei soggetti meritevoli della maggiore attenzione»
Nel momento in cui nella patria della Silicon Valley si protesta e si contesta il riconoscimento facciale come metodo indiscriminato per l’identificazione personale sia pur al fine di svelare delitti e delinquenti, non è forse obsoleto e soprattutto pericoloso, domando io, scegliere la video sorveglianza permanente come lo strumento per proteggere i nostri figli/e e i nostri genitori dagli abusi del personale educativo o assistenziale? Certo alle videocamere siamo abituati da tempo. La video sorveglianza è ormai una realtà in garage, parchi, cantieri, negozi, supermercati, uffici pubblici, presentata, talora ipocritamente, come una garanzia a beneficio dell’utente. Nella maggior parte dei casi lo è davvero. La ripresa filmata delle operazioni di polizia è stata anzi invocata in America proprio per mettere fine a discriminazioni, abusi e soprusi degli agenti di polizia nei confronti di neri e latini. La trasparenza del Videostreaming è stata pure pretesa da un movimento politico nazionale per dar conto ai cittadini delle trattative politiche senza intermediazione, (salvo poi venir insabbiata misteriosamente non appena il movimento è divenuto sistema). Perché allora non estendere anche ad asili, case di riposo, residenze per disabili la video sorveglianza? per tutelare i deboli che per un motivo o per l’altro non sanno/possono proteggersi…
perché anzi non estendere la video sorveglianza a Ospedali, studi medici, studi di psicoterapia? In fin dei conti quando siamo pazienti siamo tutti più deboli, svantaggiati in quel rapporto medico/paziente che viene spesso descritto come una impari lotta di potenza tra il potente medico e il povero paziente … perché non estendere addirittura la video sorveglianza a tutto lo spazio pubblico nel quale insieme agli scambi desiderati e piacevoli possono avvenire anche abusi e soprusi?…. d’altro canto chi si comporta correttamente non ha nulla da temere, quindi… quindi?
Confido che la mia esasperazione, fino all’eccesso, del tema, sveli la minaccia di controllo onnipotente che si cela sotto i progetti ipertrofici di sorveglianza sia essa off o online, ovvero digitale onlife. È il „grande fratello [che] ti osserva“, Orwell preso come manuale d’istruzioni anziché come monito, come fa argutamente notare Fabio Chiusi
Che la video sorveglianza di asili nido e case di riposo rimanga „analogica“ e confinata al singolo istituto (con possibili abusi facilmente immaginabili) o che, inevitabilmente, vada a far parte dei big data raccolti e venga magari poi analizzata da appositi algoritmi (con rischi ancora più ampi), cambia lo scenario ma non il concetto di fondo.
È ancora una volta l‘utopia della sorveglianza „a fin di bene“ che diviene distopia del controllo e dunque del
potere assoluto.
“La massa omogeneizzante è stata in passato una forma di spersonalizzazione; oggi lo è la sorveglianza eccessiva. La rete e l’accumulazione di dati personali o comunque di dati che riescono a ricostruire i comportamenti delle persone provocando conseguenze sulla loro vita è una forma di sorveglianza”. De Biase
George  Dyson, storico della scienza, citato da De Biase, utilizza genialmente, per caratterizzare la vicenda, la metafora della malattia auto-immune.
“The current security hysteria has all the indicators of an autoimmune disease–when the organism starts reacting against itself

Il filosofo tedesco-coreano Han ci ha già ammonito sui limiti e rischi della trasparenza, che se idolatrata, può trasformarsi, come la razionalità, da sogno in incubo

Il vento digitale della comunicazione e dell’informazione pervade ogni cosa e rende tutto trasparente. Soffia attraverso la società della trasparenza. La rete digitale come medium della trasparenza, però, non è soggetta a un imperativo morale. Essa è, per così dire, senza cuore – il quale è stato tradizionalmente un medium  teologico-metafisico della verità. La società della trasparenza digitale non è cardiologica, ma pornografica. [..]Non tende ad alcuna purificazione morale del cuore, ma al massimo profitto, al massimo interesse. L’illuminazione promette, infatti, uno sfruttamento massimo.”
Byung-Chul Han, “La società della trasparenza”, nottetempo edizioni, Milano, 2014.

Nel nostro paese, passionalmente anarchico, insofferente alle regole ma attratto dai dittatori, o loro imitatori, la videocamera gode di grande favore anche per il fascino della scorciatoia che essa esercita. Anziché tediare e tediarsi con complicate ricerche e approfondite analisi su un tema, si ruba una scena madre che gridi vendetta al cospetto di Dio, la si proietta e lo scandalo è assicurato. Il colpevole è messo alla gogna, il pubblico a gridare vergogna e giustizia è fatta. Perché, si sa, la tentazione fa l‘uomo ladro… La formazione invece sembra non contar nulla. Perché è faticoso e complicato verificare se educatori, infermieri, assistenti e tutti coloro che curano bambini, anziani e disabili abbiano la preparazione adeguata, facciano formazione continua, dispongano dei necessari strumenti di supervisione per affrontare difficoltà esteriori ed interiori, riflettano sul loro rapporto con l’assistito. Fare formazione, correggerla riflettendo e discutendone, migliorarla, innovarla è difficile e assai meno spettacolare. Video sorvegliare è facile, sono sufficienti tecnologie primitive, concetti educativi medioevali, i colpi di scena sono assicurati e le conseguenze scontate. Perché allora innovare quando è tanto più comodo regredire? sorvegliare e punire, ammoniva Foucault

Se abbiamo davvero a cuore i/le nostri/e figli/e proviamo a riflettere insieme su questo allarmante disegno di legge e sono certo che troveremo soluzione diverse e migliori. Forse possiamo prendere spunto dalle semplici e al contempo sagge parole del presidente austriaco Van der Bellen chiamato in questi giorni a risolvere una difficile crisi politica scaturita proprio da un video rubato. “Chi è di buon esempio non dimostra correttezza solo di fronte alle telecamere ma agisce correttamente sulla base della sua convinzione interiore” È la coscienza morale e professionale di tutti gli operatori socio-sanitari, di tutti noi che dobbiamo pazientemente formare e migliorare. È a questa coscienza e non alle telecamere che vogliamo poter affidare i/le nostri/e figli/e e i nostri genitori. Certo, occasionali video sorveglianze possono essere disposte dalla magistratura sulla scorta di sospetti e prove, ma lo strumento moderno e innovativo per evitare il più possibile soprusi ed abusi in ambito assistenziale è la formazione continua integrata da una permanente supervisione.

immagine: Renè Magritte, La chiave dei campi da @GPeruz

Suggerimento musicale di @marcoganassin Enzo Jannacci Vengo anch’io