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Terapie virtuali che funzionano realmente

Nel lontano 2012 organizzammo con l’associazione umanamente  un dibattito pubblico e un congresso su „come la rete, il digitale ed i social media stanno cambiando la nostra psiche e la nostra vita”. Nel dar conto del dibattito scrivevo allora a riguardo della psicoterapia online:

„Le radicali trasformazioni di setting e dunque del tipo di rapporto paziente-terapeuta che le nuove condizioni [online] comportano sono evidenti anche ai profani e necessitano certo attente e meditate riflessioni. Ma come non ricordare che proprio la sperimentazione di nuove tecniche e nuovi settings sta alla base della nostra disciplina?“

Le „attente e meditate riflessioni“ però continuarono, almeno in Italia. Dopo due anni di pandemia, che hanno cambiato radicalmente il nostro atteggiamento di fronte al digitale in ogni settore, anche nell’ambito della terapia online la circospezione ha lasciato il posto all’entusiasmo. Si susseguono negli ultimi mesi le pubblicazioni di studi e ricerche che dimostrano la pari efficacia della terapia online rispetto a quella condotta di persona.
È di questi giorni la pubblicazione sul Journal of Personality Disorders di uno studio che dimostra che una terapia online per il trattamento del disturbo borderline di personalità (BPD) si è dimostrata sicura ed efficace quanto il trattamento di persona e ha presentato anche un vantaggio in termini di compliance rispetto a quest‘ultimo. I ricercatori hanno confrontato gli esiti della terapia erogata di persona e tramite telemedicina e hanno riscontrato riduzioni comparabili dei sintomi di depressione, ansia e rabbia, nonché un miglioramento generale del benessere e della salute mentale.
I risultati hanno indicato inoltre un vantaggio della telemedicina con una partecipazione dei pazienti significativamente migliore rispetto ai pazienti trattati di persona. I ricercatori si sono trovati allo scoppio della pandemia di fronte al dilemma che ha pesato su tutti gli psichiatri: da una parte la necessità di attenersi alle misure di prevenzione prescritte per proteggere sé stessi, i pazienti e la comunità dall‘altra l’esperienza che alcuni pazienti e tra questi in primo luogo i pazienti con un disturbo Borderline di personalità necessitano di un rapporto terapeutico particolarmente intenso in quanto a rischio di azioni impulsive, autolesive e soprattutto di suicidio. I ricercatori della Outpatient Division at the Partial Hospital Program, Rhode Island Hospital hanno dunque deciso di continuare online l’articolata forma di trattamento che offrivano ai pazienti, basato sulla terapia di Accettazione e Impegno Terapia (Acceptance and Commitment Therapy, ACT). Il trattamento, che comprendeva valutazioni della presa a carico, terapia individuale, visite psichiatriche e terapia di gruppo, è stato dunque erogato da un team multidisciplinare tramite Zoom. Sono state inoltre adottate ulteriori precauzioni di sicurezza, incluso il fatto che i pazienti effettuassero una sorta di check-in all’inizio di ogni giorno per indicare la loro posizione e assicurarsi che tutti i pazienti avessero una persona di contatto. In aggiunta, oltre al terapeuta che guidava il gruppo, era sempre disponibile un altro terapeuta, che supervisionava i gruppi ed era disponibile ad incontrare uno a uno (virtualmente) i partecipanti che fossero stati indotti in una condizione di angoscia ​​dal processo di gruppo. Lo studio è stato condotto tra il 1 maggio e il 15 dicembre 2020 e ha incluso 64 pazienti con disturbo Borderline di personalità, trattati per la prima volta nell‘ambito del programma ospedaliero parziale del Rhode Island Hospital e confrontati con 117 pazienti che avevano partecipato al programma di persona negli stessi mesi del 2019. Ebbene, al completamento del programma, il 100% del gruppo di persona e il 95,4% del gruppo di telemedicina ha indicato di essere “molto” o “estremamente” soddisfatto e “in condizioni sia di telemedicina che di trattamento di persona, i pazienti sono obiettivamente migliorati dall’ammissione fino alla dimissione.
Ci sono state differenze significative tra i gruppi nel numero medio di giorni di presenza e nel numero di giorni persi nel senso che il gruppo in telemedicina ha dimostrato una partecipazione maggiore. Il responsabile dello studio ritiene che „tra 5 anni, dai due terzi ai tre quarti delle visite ambulatoriali saranno virtuali perché è ciò che i pazienti preferiscono“ – e aggiunge „sebbene ci saranno sicuramente persone che preferiranno l’assistenza di persona, penso che abbiamo assistito a un mare di cambiamenti nel modo in cui verrà fornita l’assistenza sanitaria”. Anche se lo studio non è randomizzato, è, non solo a mio avviso, un contributo molto importante alla ricerca sul trattamento efficace del disturbo Borderline di personalità e più in generale sull’efficacia della psicoterapia online anche in un ambito molto difficile quale quello dei disturbi di personalità.

Anche la realtà aumentata si sta dimostrando un ottimo strumento per sconfiggere i sintomi di disturbi psichiatrici di natura per lo più ansiosa. Presso la Stress, Trauma and Anxiety Research Clinic (STARC) della Wayne State University nel Michigan, i ricercatori hanno sviluppato tecniche per il trattamento di alcune fobie molto antiche. Utilizzando la realtà aumentata come mezzo per realizzare la tecnica dell’esposizione, i ricercatori STARC hanno dimostrato di poter liberare i pazienti dalle loro spesso debilitanti paure dei ragni, cani e serpenti. La loro ricerca prosegue ora con il trattamento dell’ansia e del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) tra soccorritori e altri con occupazioni ad alto stress.
Lo studio sul trattamento delle fobie grazie alla realtà aumentata è stato pubblicato sul numero di novembre degli Annals of Clinical Psychiatry In uno studio pilota randomizzato controllato (RCT) per testare la fattibilità e l’efficacia della terapia con esposizione alla realtà aumentata (ARET), 25 uomini e donne di età compresa tra 18 e 45 anni con aracnofobia (paura fobica dei ragni) sono stati assegnati ad ARET (n = 13 ) o a un gruppo di controllo (n = 12). I dati sono stati raccolti al follow-up al basale, a 1 settimana e a 1 mese. Tutti i partecipanti ARET sono stati in grado di toccare una tarantola viva o il  recipiente che la contiene dopo l’esposizione in una singola sessione; il gruppo di controllo è rimasto >1 metro di distanza dal recipiente. Gli effetti persistono o migliorano al follow-up di 1 mese. La realtà aumentata consente inoltre di mettere a disposizione tutti i tipi di oggetti che si vogliono (cosa non sempre facile nella realtà) e avviene in un contesto di vita reale. Basta indossare gli occhiali e si può camminare nell’ambiente e seguire l’oggetto, quindi il contesto è più realistico della stessa realtà. La cosa bella di questi dispositivi di realtà aumentata – osserva il direttore di STARC Arash Javanbakht, MD su Medscape – è che hanno un’eccellente mappatura della superficie. Non appena la persona indossa gli occhiali, mappa automaticamente le superfici e fornisce una vista 3D dell’ambiente del paziente sul computer del terapeuta, che dunque può scegliere, ad esempio nel caso dell’aracnofobia, che tipo di ragno, il suo colore e le sue dimensioni, dove deve essere posizionato e il suo movimento.“
Al di là del fatto che per i terapeuti ad indirizzo analitico come me, la fobia è un sintomo che va interpretato (in modo diverso) alla luce delle esperienze e dei vissuti del paziente, l’applicazione della realtà aumentata alla terapia dei disturbi fobici e presto magari anche dei disturbi post-traumatici da stress è un importante passo in avanti nell‘impiego di tecniche digitali per la cura dei disturbi psichici.
Ora, e lo ripeterò sempre fino alla realizzazione dello scopo, si tratta di rendere la psicoterapia, sia essa in presenza, online o ampliata dalla realtà aumentata, accessibile a tutte/i, cosa che in Italia ancora non è. La psicoterapia non è un lusso, è un’opportunità ineludibile se non vogliamo vivere in una giungla psichica ma in una società solidale e sostenibile.

Immagine R. Magritte Il falso specchio