Sentimenti che ci fanno capire

Le passioni non hanno mai goduto, da Platone a Kant, di buona stampa. Troppo vicine al corpo (Platone le colloca nell’anima concupiscibile, posta nel ventre, e in quella irascibile, situata nel fegato) troppo dominanti per consentire la scelta razionale e la libertà morale, le passioni sono state per lo più considerate come un ostacolo alla conoscenza, la cui conquista è stata generalmente affidata in esclusiva alla razionalità. Che poi tutti le ricerchiamo come se fossero la chiave della nostra esistenza è una delle tante contraddizioni dell’animo umano, che senza passioni sembra proprio non riuscire a vivere. Le passioni segnano nel bene e nel male la nostra vita, la colorano, rendono indimenticabili i singoli momenti, che, anche nel ricordo, riviviamo con analoghe emozioni e sensazioni corporee.

I sentimenti, fonte di conoscenza e di identità 

Quando sento quel certo peso sul petto, che rende pesante il mio respiro, il mio corpo debole, imprigionato dalla tristezza, le mie gambe incapaci di muoversi, le mie mani insicure, so, con certezza, di essere io, di trovarmi nella mia stanza, accasciato sulla mia poltrona, mentre penso a lei/lui assente, come ho fatto in tanti altri analoghi momenti. Ma anche le sensazioni dolorose provenienti dal mio rene sofferente per un calcolo si trasmettono fino al cervello e danno origine all’esperienza assolutamente personale, soggettiva e oggettiva insieme di una colica renale, nella quale informazioni strettamente fisiche provenienti dal mio corpo si intrecciano ad altre psichiche che originano dalla mia mente. Non solo. Il mio sistema nervoso centrale invia a sua volta messaggi al rene modulando la prosecuzione o meno del dolore. Le sensazioni, le emozioni, i sentimenti sono la traduzione mentale dei processi che avvengono nel corpo intento a equilibrare i suoi numerosi sistemi per garantirsi l’omeostasi, costituiscono un continuo flusso di informazione spontanea e consapevole dello stato attuale dell’organismo. I sentimenti, osserva Damasio nel suo “Feeling & Knowing” – che ho ripreso in mano dopo aver letto Consciousness begins with feeling, not thinking segnalato da @colvieux – “consentono alle persone di rappresentare nelle loro menti lo stato del proprio corpo intento a regolare le funzioni interne degli organi necessarie alla vita”. Inoltre “i sentimenti forniscono agli organismi esperienze della loro stessa vita. Essi provvedono l’organismo di una valutazione graduata del suo relativo successo nel vivere, un grado di bilancio naturale che avviene in termini di qualità, piacevole/spiacevole, leggera/intensa”. Pertanto, conclude Damasio, i sentimenti contribuiscono in modo significativo alla creazione del sé, un processo mentale animato proprio dallo stato dell’organismo. Essi generano cioè nell’organismo la specifica sensazione di sperimentare con continuità un certo stato vitale e di farlo dall’interno.

L’evoluzione naturale: dall’essere al conoscere attraverso il sentire 


I sentimenti arrivano assai tardi nell’evoluzione degli organismi viventi, originatasi circa 4 miliardi di anni fa. Damasio suddivide tale evoluzione in 3 grandi tappe, quella dell’essere (being), del sentire, (feeling) e del conoscere (knowing). I primi organismi viventi, ad una cellula o poche cellule, come i batteri, non hanno né la capacità di premeditare né di riflettere. Sono guidati dalla capacità inconscia di mantenersi entro certi parametri omeostatici per sopravvivere e posseggono una minimale forma di conoscenza indicata come “sensing” che consente loro di percepire gli ostacoli o di valutare la presenza di altri organismi.
Per il passaggio successivo, allo stadio cioè del sentire e necessario che gli organismi siano pluricellulari complessi, abbiano organi differenziati all’interno dei quali un sistema nervoso, una sorta di coordinatore naturale dei processi interni in grado però di interagire anche con l’ambiente esterno. I sistemi nervosi rendono infatti possibile non solo il movimento ma anche l’insorgenza di una mente. I sentimenti sono proprio tra i primi esempi di processi mentali. Essi consentono all’organismo, come detto, di rappresentare nella sua mente lo stato del proprio corpo, forniscono l’esperienza soggettiva del vivere e contribuiscono in modo importante allo sviluppo del sé.
Una volta che essere e sentire si sono strutturati e sono diventati operativi è possibile accedere allo stadio successivo, quello del conoscere. Sono proprio i sentimenti a consentirci la conoscenza della vita e a rendercela consapevole. Le mappe e le immagini mentali create sulla base della informazione sensoriale divengono, scrive Damasio, i più importanti costituenti della nostra mente accanto ai sempre presenti e correlati sentimenti. Solo l’operazione coordinata di questi tre tipi di processi, che hanno a che fare con l’essere, il sentire e il sapere, consente alle immagini mentali di essere connesse al nostro corpo, riferite ad esso e situate al suo interno. Solo a questo punto può nascere un’ esperienza.

Un invito ad accostarsi all’esperienza con curiosità e meraviglia 


Il libro di Damasio è esso stesso un’esperienza perché non trasmette solo una mole incredibile di conoscenza in forma accessibile e affascinante, ma stimola curiosità, interesse e desiderio di riscoprire le nostre esperienze di vita a maggior ragione in un momento in cui veniamo confrontati con i dati dell’intelligenza artificiale. Non a caso Damasio dedica un breve capitolo anche agli algoritmi. Nell’ atteggiamento di rispetto scientifico che gli è congeniale, egli sottolinea però il limite degli algoritmi che paragona alle ricette di cucina. Come tali essi indicano esattamente la procedura per arrivare al prodotto finito ma non ci possono mai dare il gusto del cibo che vogliamo cucinare. Il libro di Damasio ci fa immaginare il gusto e ancor di più trasmette il desiderio di avvicinarsi con curiosità e meraviglia alle nostre esperienze.