La parabola dei social

Non si può dire che i social stiano attraversando un momento felice.

Udienza al Senato USA con scuse 


Nella commissione Giustizia del senato americano si è recentemente conclusa l‘udienza che ha visto i social accusati dai senatori americani „di avere le mani sporche di sangue“, i familiari delle vittime di abusi sulle piattaforme testimoniare contro queste ultime e, come da copione, Mark Zuckerberg, scusarsi con loro.

Tossina ambientale 


Solo una settimana prima il sindaco di New York Eric Adams aveva indicato i social media come un “pericolo per la salute pubblica” e una “tossina ambientale”, affermando che i giovani devono essere protetti dai “danni” online.
Adams aveva affermato che TikTok, YouTube e Facebook stanno “alimentando una crisi di salute mentale progettando le loro piattaforme con funzioni che creano dipendenza e pericolo”.

Il sindaco non si era peraltro limitato alle parole ricordando che il commissario per la salute della città aveva già emesso un avviso  per combattere il pericolo dei social media. Nell‘avviso si dichiarava che la salute mentale dei giovani newyorkesi “è in declino da oltre un decennio”. Il sindaco indicava anche i principi cui l‘avviso si ispira: “Proprio come ha fatto il medico generale con il tabacco e le armi, stiamo trattando i social media come altri rischi per la salute pubblica e ci assicuriamo che le aziende tecnologiche si assumano la responsabilità dei loro prodotti”.

 

L‘avviso del chirurgo generale 


Un’altra fondamentale tappa nel processo di ridimensionamento percettivo dei social risale al maggio 2023, quando il Surgeon General, il chirurgo generale, massima autorità degli Stati Uniti, Vivek Murthy aveva emesso un avviso nel quale si avvertiva che l’uso eccessivo dei social media potrebbe essere un “rischio profondo” per la salute mentale dei giovani.

L‘avviso riconosce che i social media hanno effetti sia positivi che negativi sui giovani. Secondo Pew Research,  il 59% degli adolescenti ha dichiarato che i social media li aiutano a sentirsi più accettati. Ma l‘avviso ha affermato che in definitiva non ci sono abbastanza “ricerche e dati chiari” per determinare se i social media siano “sicuri” per gli adolescenti.

“Ho pubblicato il mio parere sui social media e la salute mentale dei giovani perché la domanda più frequente che i genitori mi pongono è se i social media sono sicuri per i loro figli. Sebbene alcuni ragazzi traggano beneficio dai social media, non ci sono prove sufficienti per concludere che i social media siano sufficientemente sicuri”, ha dichiarato Murthy alla ABC News lo scorso anno. “Al contrario, è più evidente che molti ragazzi sono danneggiati dall’uso dei social media”.

“I nostri figli sono diventati partecipanti inconsapevoli di un esperimento che dura da decenni”, ha proseguito Murthy. “E sebbene ci sia ancora molto da imparare sul pieno impatto dell’uso dei social media sulla loro salute e sul loro benessere, ora sappiamo abbastanza per agire e proteggere i nostri figli”.

Cosa è cambiato?


Queste parole, che ho voluto riportare per esteso, sembrano ormai confermare la parabola discendente dei social, già largamente preannunciata da un atteggiamento sempre più critico dell’opinione pubblica nei loro confronti.

Gli studi 

 

Cosa è cambiato? Non tanto i risultati degli studi che da tempo avvertono del pericolo che i social possono costituire in particolare per gli/le adolescenti e ancor di più per i/le bambini/e. Gli stessi studi sottolineano che decisivo ai fini dei danni o degli effetti positivi è l‘uso che dei social viene fatto, non solo attivo o passivo ma più o meno orientato all‘arricchimento della vita sociale o invece alla fuga e all‘isolamento, al confronto puramente estetico o allo scambio su temi di comune interesse. Sempre più evidente risulta inoltre ai fini dell‘uso e soprattutto dell’abuso dei social lo stile relazionale della persona, cioè il tipo di attaccamento che ciascuno di noi sviluppa dapprima con il caregiver e che rimane poi sostanzialmente invariato anche da adulti nel rapporto con le persone più significative. Mentre le persone con attaccamento sicuro sono le meno a rischio di sviluppare problemi di dipendenza e/o di abuso dei social, quelle con stile di attaccamento insicuro ansioso tendono a sviluppare disturbi di dipendenza, abuso ed altri comportamenti patologici. Le persone con attaccamento insicuro evitante userebbero i social media per sentirsi in contatto con gli altri, senza peraltro che siano davvero coinvolti a fondo nell’interazione.

Nuova percezione sociale e culturale 


Se è vero dunque che gli studi sugli effetti dei social sono molto aumentati per quantità e qualità e sono divenuti più differenziati e precisi nell’’individuare fattori di rischio e di protezione e profili di personalità più inclini a sviluppare dipendenza ed abuso di social, ciò che è sostanzialmente cambiata è la percezione sociale e culturale dei social. Inizialmente osservati con diffidenza se non con ostilità soprattutto dagli intellettuali, avevano poi conquistato il mondo in pochi anni e suscitato grandi speranze di coinvolgimento e partecipazione democratica. Ora che i social sono divenuti di uso quotidiano – sui social network tre/quattro miliardi di persone almeno passano in media 2 ore al giorno, sulle 4 totali che passano online – e sono da tempo emersi anche gli interessi, non proprio trasparenti, di chi senza troppi scrupoli li gestisce, ce ne stiamo finalmente facendo un’immagine più realistica e disincantata. Le piattaforme si stanno, finalmente, impegnando , più o meno seriamente, a disinquinarli dalla disinformazione e dall’odio gli studi ne precisano i rischi, la scuola ne paga le conseguenze, gli influencer raccolgono il conto dei loro abusi, la politica corre ai ripari. Potrebbe essere l’occasione perché i social diventino strumenti di comunicazione sociale e di discussione interpersonale.