La miccia, la scintilla, i migranti e i miliardari

«Migliaia d’uomini andarono a letto col sentimento indeterminato che qualche cosa bisognava fare, che qualche cosa si farebbe.»

Sono le parole che Manzoni impiega per dar efficacemente conto dell’atmosfera di montante collera e di incipiente rivolta che precede l’assalto ai forni nella Milano del 1630.

La rivolta a Belfast 

Un articolista del Guardian, Rory Carrol, descrive così la tensione che ha preceduto lo scoppio della rivolta di pochi giorni fa a Belfast:

“Nel giro di poche ore dall’aggressione di lunedì sera, i social media ribollivano di rabbia. «Adesso basta!» scrivevano in molti. Entro le dieci del mattino di martedì gli attivisti condividevano già punti di ritrovo e orari. Tutte le attività commerciali avrebbero dovuto chiudere alle 17.30, «senza eccezioni», e dalle 19 la folla avrebbe bloccato le strade. Alcuni messaggi invitavano a manifestare pacificamente; altri consigliavano di indossare abiti scuri e di prepararsi all’eventualità di essere arrestati.”

La polveriera 


Gli scenari storici, sociali e culturali dei due contesti non potrebbero certo essere più diversi ma il montare della rabbia, il propagarsi di un sentimento diffuso di risentimento, il desiderio impellente di vendetta, la diffusione di affermazioni che incendiano gli animi e la sensazione che sia inevitabile passare dalle parole ai fatti, sono molto simili.

Manzoni prosegue
«Le piazze brulicavano d’uomini, che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune (…) si riunivano in crocchi, senza essersi dati l’intesa.»

È difficile non pensare alle dinamiche delle attuali camere dell’eco digitali. Persone che non si conoscono, che non si sono accordate fra loro, finiscono tuttavia per condividere gli stessi racconti, le stesse emozioni e gli stessi bersagli.

Ancora Manzoni descrive coloro che alimentano deliberatamente il clima collettivo:

«s’ingegnavano d’intorbidarla di più, con que’ ragionamenti, e con quelle storie che i furbi sanno comporre, e che gli animi alterati sanno credere».

Il giornalista del Guardian scrive

“I risentimenti accumulati, le piattaforme social, le ambiguità del linguaggio politico e gli incoraggiamenti provenienti dall’esterno avevano già predisposto la miccia”

Manzoni prosegue:

«Non mancava altro che un’occasione, una spinta, un avviamento qualunque, per ridurre le parole a fatti.»

La scintilla 

La scintilla per l’assalto ai forni fu il passaggio per le strade dei garzoni addetti a consegnare il pane al domicilio dei clienti. Ben più tragica l’attuale scintilla a Belfast: un uomo di colore ha accoltellato un uomo bianco

L’ aggressore, Hadi Alodid, 30 anni, rifugiato sudanese, in una strada della zona nord di Belfast, aveva accoltellato e sfregiato al volto e al collo la propria vittima, gridando in arabo. Alcuni residenti erano intervenuti riuscendo a fermare l’aggressione, ma la vittima, Stephen Ogilvie, aveva riportato ferite gravissime, tra cui la perdita di un occhio.

La giustizia ordinaria si è mossa rapidamente, facendo comparire in tribunale solo due giorni dopo l’attentatore con l’accusa di tentato omicidio. Ma la giustizia fai-da-te è stata ancora più veloce, distruggendo e dando alle fiamme case e negozi di immigrati che nulla avevano a che fare con l’attentato e l’attentatore.

Viene spontaneo domandarsi quale possa essere il senso di una simile devastazione.

Eppure, scrive ancora l’articolista del Guardian, «per i rivoltosi che hanno dato fuoco a case e veicoli la cosa aveva, in effetti, perfettamente senso».

Il senso, ammesso che ci sia, consiste nella ricerca di un bersaglio visibile sul quale scaricare rabbia, paura e frustrazione. L’attentato diventa così il pretesto per colpire non il responsabile, già arrestato e consegnato alla giustizia, ma una categoria più ampia, individuata come responsabile di un malessere sociale molto più profondo.

Una dinamica antica 

È una dinamica antica.

Nella Milano descritta da Manzoni i colpevoli erano i fornai, accusati di accumulare il grano per arricchirsi sulla pelle del popolo. Quello che veniva rimosso era il quadro più ampio: la carestia, gli errori politici, l’inadeguatezza delle misure adottate dal governo spagnolo per farvi fronte.

La sommossa degli Italiani a Zurigo (1896)

Alla fine dell’Ottocento, (26 luglio 1896) a Zurigo durante gli Italienerkrawalle (letteralmente sommossa degli italiani, anche se la rivolta fu organizzata dagli Svizzeri a danno degli Italiani), i colpevoli divennero appunto gli immigrati italiani, accusati di rubare il lavoro agli svizzeri e di importare criminalità e violenza.
La scintilla allora fu data da una rissa nel quartiere operaio di Aussersihl. Un lavoratore italiano, durante un alterco uccise con un coltello un operaio svizzero. L’episodio ebbe enorme risonanza perché confermava uno stereotipo già molto diffuso: quello dell’italiano violento, incline all’uso del coltello. Anche allora la miccia era stata innescata dall’arrivo in Svizzera di migliaia di italiani arrivati per lavorare nei cantieri ferroviari, nell’edilizia e nelle fabbriche, nell’ambito della rapida industrializzazione cui la Svizzera era andata incontro.

Per secoli, in gran parte dell’Europa, il ruolo di capro espiatorio è stato affidato agli ebrei. Oggi, sempre più spesso, in Europa così come in tutto il mondo, sono i migranti.

I bersagli cambiano. Il meccanismo resta sorprendentemente identico.

Problemi e integrazione 

Naturalmente sarebbe ingenuo sostenere che l’immigrazione non comporti problemi, tensioni o difficoltà di integrazione. Così come sarebbe ingenuo negare che alcuni reati commessi da immigrati alimentino paure reali.

È tuttavia lecito constatare che, numeri alla mano, è proprio l’integrazione il miglior antidoto contro la criminalità nonché il fattore più efficace per promuovere economicamente il paese meta dell’immigrazione.

L’esempio più calzante è proprio la Svizzera, nella quale dall’entrata in vigore della libera circolazione delle persone con l’Unione Europea nel 2002 la popolazione è cresciuta del 23%, mentre l’output economico è aumentato di circa il 24%.

Il referendum odierno «No a una Svizzera di 10 milioni di abitanti»

Eppure proprio oggi in Svizzera si vota per il referendum «No a una Svizzera di 10 milioni di abitanti», promossa dall’SVP, il partito di estrema destra, che siede al governo con tutti gli altri nella sempiterna formula magica. Secondo un corrispondente svizzero del Guardian la proposta nasce da una percezione di sovraffollamento: traffico, affitti elevati, pressione sulle infrastrutture e dalla sensazione che il paese stia cambiando troppo rapidamente.

L’articolista, , nel suo brillante articolo sottolinea però un paradosso: la Svizzera è oggi uno dei paesi più prosperi del mondo proprio grazie alla sua apertura economica e all’immigrazione qualificata. Gran parte della crescita economica degli ultimi vent’anni è stata sostenuta dall’arrivo di lavoratori stranieri, soprattutto provenienti dall’UE. Limitare drasticamente l’immigrazione significherebbe mettere in discussione gli accordi sulla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea, con possibili conseguenze economiche molto rilevanti.

L’autore interpreta quindi il referendum come una sorta di “rivolta dei soddisfatti”: non una reazione alla miseria, bensì alla prosperità stessa. Il successo economico avrebbe generato crescita demografica e cambiamento culturale; il cambiamento genera ansia; l’ansia alimenta il desiderio di fermare il cambiamento. Eppure congelare la Svizzera – conclude l’autore – non significherebbe preservarla. Significherebbe piuttosto indebolire proprio quell’apertura economica, culturale e sociale che ne ha costruito la prosperità.

I miliardari della Silicon Valley 

Ancora più paradossale è il fatto che a sostenere le campagne contro l’immigrazione, con toni decisamente xenofobi e razzisti, non siano solo coloro che ne potrebbero venire direttamente danneggiati o minacciati e i partiti di estrema destra, che ne hanno fatto da sempre una bandiera, ma Stati (una volta) democratici, nonché miliardari, quali quelli della Silicon Valley, primo tra tutti Elon Musk, lui stesso immigrato, anche se tri-miliardario. Per quanto impegnato nella stratosferica quotazione in borsa della sua Space X, – per favorire la quale il Nasdaq e il Ftse-Russell hanno cambiato le regole della borsa introducendo procedure accelerate (“fast entry”) – non ha mancato di soffiare sul fuoco della rivolta Nord-irlandese dal suo social X.

La spaventosa concentrazione di potere (finanziario, tecnologico e politico) nelle mani delle Big Tech e dei loro proprietari miliardari nonché i pericoli che derivano dal fatto che intere nazioni dipendano dagli sviluppi e dalle interruzioni – come è avvenuto ieri – di programmi e tecnologie sotto giurisdizione estera non sembrano costituire minacce degne di nota né tantomeno meritevoli di adeguata regolazione. Ma i migranti, che arrivino con con i barconi o affollino con il loro rumoroso tramestio i lindi e ordinati treni elvetici, sono pericolosi. A meno ché non giochino bene a calcio. Questa è la formazione della Svizzera di Murat Yakin (c.t.):

Kobel

Widmer – Akanji – Elvedi – Rodriguez

Freuler – Xhaka

Ndoye – Amdouni – Vargas

Embolo